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Angela Finocchiaro – IL CALAMARO GIGANTE

Dal romanzo omonino di Fabio Genovesi

Adattamento di Fabio Genovesi, Angela Finocchiaro e Bruno Stori

Regia Carlo Sciaccaluga

Musiche Rocco Tanica e Diego Maggi

con Marco Buldrassi, Simone Cammarata, Sofia Galvan, Stefania Menestrina Caterina Montanari, Francesca Santamaria Amato, Beniamino Zannoni

Organizzazione Carmela Angelini e Produzione esecutiva Michele Gentile 

 

Lo spettacolo parla a un pubblico di ogni età, ma riesce a incantare soprattutto i più giovani, che vi trovano messaggi nuovi, positivi, profondamente incoraggianti.

 

Offre loro una forte spinta motivazionale: quel “ce la puoi fare” di cui hanno disperatamente bisogno, in un mondo che troppo spesso – dagli adulti ai media, fino allo scenario globale – li bombarda con crisi, conflitti e mancanza di prospettive. Il Calamaro Gigante li invita invece a credere nei propri sogni e a lasciarsi guidare da essi. A non tenere la testa bassa né i piedi troppo per terra. Perché solo così, forse, si può imparare a volare.

 

C’è anche una spinta educativa: lo spettacolo restituisce vita e fascino a epoche storiche che i ragazzi conoscono solo attraverso i libri di scuola, spesso rigidi e distanti. Ne svela lati inaspettati, emozionanti, e dimostra che la storia, la scienza, tutto ciò che studiano ogni giorno, può parlare anche di loro, della loro vita, dei loro sogni.

 

Infine, c’è una forte spinta ambientale, trattata con uno sguardo originale e luminoso. Mentre il discorso ecologico si affida quasi sempre a immagini cupe e scenari catastrofici – animali morenti, dati allarmanti, paesaggi distrutti – Il Calamaro Gigante sceglie un approccio opposto: racconta le meraviglie degli oceani, la bellezza delle creature che li abitano, l’incanto della natura. Perché solo ciò che ci affascina davvero riesce a smuoverci. Solo la meraviglia può accendere il desiderio di proteggere.

 

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A Christmas Carol – Il Canto di Natale

La Trama

È la vigilia di Natale, nella Londra del 1843, e tutti si accingono a festeggiare la ricorrenza. Solo il vecchio usuraio Ebenezer Scrooge, mal sopporta questa festività. Dopo aver cacciato in malo modo tre uomini che gli chiedono un contributo per i bisognosi, Scrooge, chiuso il negozio, si reca solitario verso la sua dimora. Durante la cena prima di andare a letto, riceve la visita dello spirito di Jacob Marley, suo vecchio socio, morto sette anni prima proprio la notte della vigilia di Natale. Lo spirito di Marley è avvolto da pesanti catene alle cui estremità pendono dei forzieri: catene che sono conseguenza dell’avidità e dell’egoismo perpetrati mentre era in vita. Scrooge, spa­ventato, chiede al vecchio socio come poter evitare la stes­sa sorte e Marley gli rivela di essere ancora in tempo per mutare il suo destino. Prima di congedarsi, gli annuncia l’immediata visita di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. I tre spettri, tra flashback e premonizioni riusciranno a mutare l’indole meschina ed egoista di Scrooge, che si risveglierà la mattina di Natale con la consapevolezza che l’avidità del denaro e l’attaccamento alle sole cose materiali sono sbagliati: finalmente la carità e la fratellanza si faranno largo nel cuore del vecchio usuraio, che per la prima volta trascorrerà il Natale con il nipote Fred e la sua famiglia.

 

Note di regia

Il personaggio di Ebenezer Scrooge, al di là del semplice racconto e del signifi­cato intrinseco della novella dickensiana, potrebbe essere facilmente ricondotto ad una certa tendenza del mondo di oggi: quella dell’indifferenza, dell’intolleranza, dell’essere asociali, pur nell’epoca dei social. Tra un’umanità che va sempre più in fretta, oggi si tende spesso a rinchiudersi nel proprio guscio, nel proprio mondo, con il pro­prio cellulare e i propri auricolari, per isolarsi da tutto e da tutti. Ecco dunque che il monito del defunto amico Marley, che appare a Scrooge nelle vesti di uno spettro proprio per suggerirgli un cambiamento nella sua vita e nel suo carattere, dovrebbe essere un’esortazione per tutti noi, verso un atteggiamento che guardi maggiormente agli altri. Se tutto questo è poi accompagnato dalle meravigliose musiche di Alan Menken, per la prima volta presen­tate in Italia, allora un messaggio così forte non può che divenire vincente e positivo per farci riflettere, sia pure all’interno di una cornice divertente e di intrattenimento, su quanto una maggiore disponibilità verso il prossimo potrebbe cambiare e migliorare le nostre vite.

Fabrizio Angelini