Vinicio Capossela – E Morte non avrà dominio – Ballad Opera con Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla

 
 
01 Nov - 02 Nov 2026

Una produzione IMARTS, Fondazione Teatro Due Parma e La Cupa

Liberamente tratta dalla vita di Renato Striglia e dall’opera di Dylan Thomas

 

CREDITI

Regia, messa in scena, scenofonia e luci: collettivo La Cùpa

Testi e musiche: Vinicio Capossela

Con Vinicio Capossela, Pierpaolo Capovilla e interpreti vari

 

INFORMAZIONI TECNICHE

Durata 120 minuti

Avvertenze per il pubblico: lo spettacolo prevede lunghi momenti di buio in sala

 

SINOSSI

Tra le onde delle sintonie radiofoniche e i segnali abissali delle balene, una rivincita sulla cultura della morte, un manifesto poetico che principia da Sotto il bosco di latte, opera per voci che celebra la vita, l’innocenza, la pluralità, l’infanzia del mondo nel villaggio in riva al mare inventato dal poeta gallese Dylan Thomas per la radio, che il rock dj radiofonico e beautiful loser Renato Striglia voleva realizzare e non realizzò.

 

Le quindici canzoni inedite scritte da Vinicio Capossela, i caratteri, le voci, le ossessioni dei personaggi affollano la solitudine di un uomo adagiato in una vasca da bagno vuota, che è insieme Renato, Capitan Gatto e il poeta Dylan Thomas stesso, “Noè della baia nella sua arca rattoppata”.

 

Lo spettacolo è un musical radiofonico immerso nel buio in cui le voci che ci arrivano dal latte del bosco sono le voci della nostra umanità. È un recinto di innocenza, assediato dal mondo della legge, del potere e dell’ordine, un ammutinamento alla mansuetudine che celebra la potenza eversiva dell’essere se stessi, nonostante tutto… Anche la morte.

 

NOTE DELL’AUTORE

È una storia di amicizia, un’amicizia maschile, genere un po’ fuori moda, recentemente portato con poetica efficacia sullo schermo da Francesco Sossai in Le città di pianura. Abbiamo invitato Pierpaolo Capovilla a prendere posto in quella vasca proprio per celebrare il valore di questo tipo di amicizia e con essa una serie di cose in disuso: il rock’n’roll, l’epica del fallimento, l’ammutinamento, il sabotaggio, la ribellione, la fragorosa solitudine, la felinità, l’anarchismo. Attorno a quella vasca si affollano i fantasmi di una vita in forma di canzoni. Canzoni ricavate dalle ossessioni dei personaggi che compongono lo strambo villaggio di Llaregub, i cui abitanti vivono in una specie di condizione edenica, in cui si è sottratti al giudizio e al passare del tempo. Tutto si ripete immobile e salvo, mentre dall’esterno le autorità del mondo dell’ordine, della legge e dell’Utile costruiscono un recinto perché non portino fuori il contagio di quella che è considerata follia e inceppamento della Storia.

 

Le canzoni sono cantate e interpretate a più voci e costituiscono il contraltare alla stanza vuota che Renè ha lasciato. Lo spettacolo vuole essere una forma di ribellione alla morte e alla cultura della morte imperante. Un modo per riprendere e sottoscrivere la geniale petizione lanciata anni fa da Silvano Agosti per dichiarare l’Uomo, l’essere umano, patrimonio dell’Umanità.

 

Vinicio Capossela 25 marzo 2026


 
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